mercoledì, 07 maggio 2008

Ho appena scritto in un commento che ho fiducia nell'uomo.

Sì, lo ribadisco, anche dopo aver letto le solite cronache odierne ed aver visto le foto inedite del bombardamento di Hiroshima, rivelate 63 anni dopo, scattate da un anonimo fotografo che di lì a poco sarebbe morto per le radiazioni.

L'articolo su Repubblica.it e le foto

Quelle "fascine di corpi", come li descrive il giornalista Vittorio Zucconi, accatastate come fossero cose orrende e banali, gettate in un paesaggio spettrale, ci rammentano in che modo abnorme la nostra follia possa giungere a realizzarsi e proprio tale consapevolezza, visto è presente, è e sarà il motore per un progresso interiore, visto che sinora è stato quasi solamente tecnologico ed esteriore.

Non so cosa sia passato per la mente di quell'anonimo fotografo, ma le sue foto risvegliano ancora una volta nella nostra coscienza l'oscuro dolore, eppure la fiducia dell'esser uomini.

Facciamo pace con la nostra parte oscura, non ripudiamola o facciamo finta che non vi sia; abbracciamo quel piccolo bambino in noi che abbiamo lasciato indietro ed asciughiamo le sue, le nostre lacrime. Stringiamolo forte come fossimo i suoi genitori. Lo siamo, in realtà.

A quel punto, forse, ci accorgeremo veramente quanto infantile e stupida è stata tutta la nostra storia e, da giovani adolescenti, realizzeremo nel presente ciò che abbiamo sempre immaginato.

Antonio

scritto di nexus7 (ore 12:40) | Permalink | commenti (2) | commenti (2)(POP-UP!)
categoria:prendendoci per mano
giovedì, 24 aprile 2008
Come fari luminosi
scorgo queste parole nell’abisso
abbraccio d’uomini ad altri uomini
d’esseri ad altri esseri
che scoperchiano il vaso del dolore
e rendono il respiro e l’anima
colmi di sorriso e forza
 
Che sia così anche per voi.
 
 
°°°°°°°°
 
 
“La grandezza di un uomo è misurabile dalla sua capacità di mantenersi sano anche quando tutt'attorno è esempio di follia, di agire equamente anche quando l'ingiustizia soverchia.
La grandezza è nella capacità di dimorare al centro del mondo in cui si crede anche se tutto attorno sembra sgretolare la terra del nostro cuore.
La grandezza di un uomo non è misurata dal consenso generale, ma da quel filo sottile che percorre e disegna nel tempo l'anima nobile, donando al genere umano occhi profondi per vedere laddove la piccola mente ancora non sa penetrare.

Non sentiamoci dunque vani al cospetto di un mondo affogato nella confusione dell'incoscienza, ma eredi e portatori di un seme immortale che coltiva ciò che solo ai capaci è dato ora da consolidare.
Come i genitori responsabili non si abbandonano all'inquietudine dei loro piccoli ancora impreparati, così l'anima consapevole non si consegna al turbamento del mondo apparente, ma tiene salda la propria vista centrata alla pura luce dell'essere.”

Gyta
 
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“Se”
di Rudyard Kipling
(traduzione mia, ispirata dal film “Apocalypse Now”)
 
 
Se mantieni il senno quando tutti intorno a te lo perdono
e di ciò ti accusano;
se confidi in te quando tutti diffidano di te
pur tenendo conto dei loro dubbi;
se riesci ad attendere senza sfiduciarti
od essere avvolto da menzogne senza scivolare in esse
od essere odiato senza odiare
e tutto ciò senza sembrare troppo saggio;
se sogni – senza ridurti a schiavo dei tuoi sogni
se pensi – senza rendere fine i tuoi pensieri
se riesci ad incontrare Trionfo e Sconfitta
trattandoli alla stregua di due eguali impostori;
se tolleri d’udire la tua verità stravolta da farabutti
che ne fanno trappola per ingenui
o di vedere le cose per cui hai dato la vita, distrutte
e fermarti ancora ed ancora una volta
a costruirle con logori strumenti;
se riesci a raccogliere tutte le tue vittorie
ed a rischiarle con un azzardo,
e dopo averle perse ricominciare dall’inizio
senza mai sussurrare un lamento;
se riesci a forzare il tuo cuore e i nervi e i muscoli
verso il tuo scopo ben oltre i loro limiti
e così ancora ed ancora quando più nulla in te,
tranne la Volontà, dice loro: “tenete duro!”;
se parli alle folle conservando il tuo valore
o cammini con i Re senza perdere la semplicità;
se né i nemici né gli amici più cari ti feriscono
e tutti possono contare su di te in egual modo;
se riesci a riempire l’inesorabile minuto
di sessanta inestimabili secondi,
tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa
e, cosa più importante, tu sarai un Uomo, figlio mio!
scritto di nexus7 (ore 23:21) | Permalink | commenti (8) | commenti (8)(POP-UP!)
categoria:poesie, libertĂ 
giovedì, 24 aprile 2008
Non ho grandi parole, oggi, per esprimere la desolazione nei rapporti umani, il sentimento di assenza che spesso sentiamo, nelle nostre società forzatamente coatte in cui l’altro non c’è, è solo una figura, un nick virtuale od una persona reale altrettanto virtuale. Le nostre esistenze periscono nei confini della mente. Siamo ipocriti e non accorti quando tentiamo di pensare al mondo, alle società ed intanto rimaniamo e non ci rendiamo conto di essere dei piccoli neonati in cerca di una casa, di rapporti, di un po’ di calore, di genitori presenti, come non lo sono stati, come noi avremmo voluto fossero. Ma ormai sono lontani. Quanto è lontana l’Africa, il Tibet, luoghi in cui tentiamo di dimenticare le nostre pene e proiettarle in luoghi molto peggiori di quelli in cui viviamo noi. I meccanismi che agiscono lì, sono ben presenti, anche qui, tra noi. Il fascismo nei rapporti, il potere che prosciuga cibo e sostanze vitali, l’autorità sbandierata come velo per non guardarsi dentro, tante e tante cose che le mie dita non hanno più voglia di scrivere. «Com’è misera la vita, tra gli abusi di potere». I ragazzi vengono bastonati nelle piazze ed ogni volta che voltiamo lo sguardo c’è gente che rischia di venir torturata, anche qui da noi, solo per... essere un uomo. «Se questo è un uomo». E’ la più grave delle colpe. E viene repressa quando si sconfina troppo in là rispetto all’ideologia dominante che ci vuole separati. Assenti.
 
Cos’è il mondo, se non l’usurato gioco di un bambino inerme?
 
Si vorrebbero rivoluzioni, di società, di pensiero, rivoluzione umane, quando ancora le modalità con cui ci si rapporta al prossimo sono quelle di millenni fa, solo un po’ più attraenti, solo un po’ più moderne, solo un po’ più ipocrite.
 
E, sapete, quando il dialogo, che pur si tenta e si è tentato, viene spezzato nelle nostre insulse vicende, capita ci si interroghi su se stessi e sulla realtà intorno che si vorrebbe diversa. Quale dialogo vi può essere più in grande, se in piccolo spesso non è realmente presente?
 
Siamo come impotenti. C’è una spinta in noi, un forte istinto della coscienza, ma non ne esce che un borbottio, strumentalizzato sempre da qualche imbonitore, come Beppe Grillo, domani, per il Vaffa-Day 2 a Torino; imbonitori che agitano la scimitarra e non si rendono neanche conto della pericolosità delle loro azioni. Propongono, dispongono, muovono le folle come fossero colme di burattini, bisognosi di identità, di calore, che non trovano in loro stessi e nei rapporti che hanno costruito. E’ immorale sfruttare l’ansia e la paura delle persone, degli esseri umani. C’è un qualcosa di malsano e pericoloso nel far ciò, se non si tenta di consegnare ad un essere umano se stesso, ma solo la verità preconfezionata di turno, mutevole come le mode, come i caratteri, come i capricci dei nuovi futuri dittatori.
 
“State facendo ciò che potete. Non abbattetevi, non sfiduciatevi.”
 
Questo mi dice una voce dentro me, qualcuno che mi parla dal passato o dal futuro, non so.
 
 
Antonio
scritto di nexus7 (ore 12:58) | Permalink | commenti (3) | commenti (3)(POP-UP!)
categoria:politica, anarchia, libertĂ , societĂ 
mercoledì, 23 aprile 2008
contro ogni forma di spazzatura
 
 sasnal_anarchia
La cosiddetta democrazia è la coerente realizzazione storica della “dittatura del proletariato”, profetizzata da Marx quale modalità di passaggio verso il socialismo reale. Bakunin, pensatore e rivoluzionario anarchico, aveva proprio ragione nel criticarla aspramente («La libertà senza socialismo è privilegio ed ingiustizia, ma il socialismo senza libertà è schiavitù e brutalità»); molto semplicemente la "libertà senza socialismo" è il capitalismo e la globalizzazione, così come sta venendo svolta ed il "socialismo senza libertà" era la cosiddetta dittatura del proletariato, la più grossa fandonia che Marx abbia mai teorizzato, dittatura era, così come si è dimostrata nella storia (vedi Stalin, Mao, i dittatori coreano ed indocinesi) e di dittatura si parla, qui ed ora, anche nelle nostre società. Si è evoluta, usa altri mezzi, veste paradossalmente i panni del capitalismo, fabbrica il consenso in modi più subdoli ed attraenti, con maggiore appeal agisce indisturbatamente: recente un articolo del New York Times dove viene evidenziato che agli americani ed anche a noi altri sono state raccontate fandonie sulla guerra in Iraq, tentando di convincerci della bontà della guerra, da parte di persone, “analisti” delle tv USA, implicate nelle industrie di guerra che volevano giustamente reclamizzare i loro prodotti, ovvero le armi.
 
Così si fabbrica il consenso nelle nostre moderne dittature, non con un’anacronistica polizia segreta, ma con i mezzi di informazione, i nuovi e lindi ministri della propaganda, tanto cari ed importanti per i totalitarismi. Leggiamo Hannah Arendt, Noam Chomsky, Norberto Bobbio, per citare gente importante ed apprezzata e non continuiamo a chiosare inutilmente su quanto cattivone ed antidemocratico sia Berlusconi. Quelli di sinistra, già peraltro sempiternamente mugugnanti con i loro referenti politici, in questi giorni sembrano le persone più depresse dell’universo. Berlusconi non è un cattivone, sappiatelo, è solo espressione e parto di questo sistema, essendo probabilmente una delle menti più intelligenti di questi ultimi anni, seppur stia perdendo qualche colpo anche lui. Populismo, berlusconismo, tanti termini si sono inventati per spiegare e direi demonizzare la sua figura, ma sono tutti palliativi, sono solo masturbazioni di una sinistra che dell’onanismo impotente ha fatto la sua bandiera. Non accorgendosi che l’”unto dal Signore”, come si è definito Berlusconi, ha interpretato molto bene il sistema dittatura e l’ha piegato nient’altro che per i suoi interessi e questo è una colpa? Molti elettori ipnotizzati pensano evidentemente di no e l’altra parte, ipnotizzata anch’essa, non riesce a capacitarsi di queste elezioni e rantola le solite sterili nenie contro gli italiani che non-comprendono-nulla.
 
E qui non c’entra niente, lo voglio ribadire, la destra e la sinistra, anzi la destra è quella che in realtà ha raccolto meglio l’idea di Marx e l’ha innervata tra le sue ideologie, più di ogni altro schieramento politico. La vecchia dittatura del proletariato è la dittatura della maggioranza, in cui la minoranza, di pensiero e di modalità di vita, non è solo mero oggetto folkloristico, ma ostacolo da combattere e da ridurre al silenzio per perpetuare ancora e sempre l’unica vera religione ammessa: l’assenza dell’uomo, la lontananza da se stesso e dagli altri nei nostri Stati e governi burocratici che si replicano come virus nelle nostre menti, inoculati sin da piccoli, con la pubblica istruzione ovvero il pubblico indottrinamento ed appiattimento.
 
Così raccontava Jean Varlet, sopravvissuto al cosiddetto “Terrore”, opponendosi al nuovo stato francese, nel periodo successivo alla Rivoluzione Francese: «Il dispotismo si è trasferito dal palazzo dei re al circolo di un comitato. Non è il manto regale, né lo scettro o la corona, a rendere odiosi i re, bensì l’ambizione e la tirannia. Nel mio paese c’è stato solo un cambio di abito.»
 
La storia, è vero, non insegna proprio nulla. Prepariamoci a riviverla, dunque, ma forse data la stasi delle nostre società toccherà ai nostri figli e nipoti, la nostra sarà una fine lenta ed indolore, sedati come siamo, imbottiti di tranquillanti mediatici e farmacologici. Ma non credo che i nostri nipoti possano accettare questo stato di cose (anche perché il loro mondo probabilmente sarà peggiore del nostro), così come per noi appare inaccettabile ed impensabile lo stato di cose in cui vivevano i nostri nonni. Ma è cambiato solo l’abito. I nostri nipoti, meno intorpiditi di noi o destati bruscamente da situazioni conflittuali contingenti, se ne accorgeranno e spero scorgeranno qualche faro da cui apprendere qualcosa. Uno strumento per poter dirimere la loro ansia ed i loro problemi, che sono i nostri più interessi, quelli che stiamo ponendo sulle loro spalle.
 
Questo strumento, insieme ad altri, potrebbe essere l’anarchia che spesso si è dimostrato faro, appunto, concetto e sistema di pensiero bistrattato e gettato nel fango, pesantemente frainteso e dimenticato, poiché come una spina nel fianco sempre presente nel corpo del potere e continuerà ad esserlo, continuerà a rappresentare una delle utopie verso la quale veleggiano gli uomini, fonte di luce, faro nei periodi più bui, di dittature, di violazione dei diritti, di conflitti. Così come la mafia ha da poco compreso che la sotterranea condotta è più opportuna delle feroci azioni (ma la mafia non esiste, attenzione!), il potere, quello che controlla anch’essa e che noi non vediamo, l’ha ben capito da tempo e si è reso dunque più affascinante e più scivoloso alla retorica dell’anarchia.
 
A te, anima censoria dei miei stivali ed anche a voi censori di ogni dove che leggerete queste parole: siete solo la spazzatura del presente, prodotta dagli uomini del passato.
 
E se il primo passo per la cura è la consapevolezza della malattia, la vera rivoluzione consisterà nel renderci profondamente conto dei cassonetti in cui viviamo. Un viaggio di mille miglia inizia con un solo passo, diceva Lao Tsu.
 
Antonio
scritto di nexus7 (ore 17:33) | Permalink | commenti | commenti (POP-UP!)
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venerdì, 18 aprile 2008
"Intelligenza militare è una contraddizione in termini"
(Groucho Marx)
 
Foto dell'anno 2008 - Un soldato americano in AfghanistanQuando gli uomini raschiano il fondo dei loro più bassi istinti, sicuri dell’impunità in un paese come il nostro, dove il livello morale scade spesso in un assordante silenzio, allora mi interrogo sull’effettiva giustizia di una forza militare per dirimere un certo conflitto estero. Se vi fossero alti standard etici tra i reparti militari, spessore morale, elevata formazione e consapevolezza delle proprie missioni e del proprio potere, in tal caso la questione posta potrebbe trovare in me un terreno critico su cui discutere interventi militari in gravi situazioni belliche. Ma quando pure la nostra “democrazia” viene bellamente calpestata da forze dell’ordine e militari, come avvenuto durante il G8 di Genova (vedi torture nel carcere di Bolzaneto [1]) e poche sparute voci critiche si levano per evidenziare i gravi crimini contro l’uomo, commessi anche qui da noi, allora pare chiaro che ciò che qui passa sotto un sostanziale silenzio, criminale e cinico dei mass media allineati alla «religione di Stato», in paesi lontani possa venir commesso, insieme ai più efferati delitti ed azioni criminali, senza che una voce efficace si levi a favore di esseri umani violentati dagli abusi del potere. Sono lontani, magari hanno una faccia strana. Negri. Talebani o terroristi. Cinesi e musulmani pronti ad invaderci, ma la Lega Nord, con la sua lungimiranza, ci salverà!
 Vladimir Putin ed il mitra di Don B.
Non una voce efficace si è levata e si leva per parlare delle violenze militari e politiche italiane commesse in Somalia [2], Iraq ed Afghanistan [3], ma si paventa di alzare il livello offensivo dei nostri militari in Libano (dichiarazione del nostro nuovo premier). Violenze, quelle in Somalia, Iraq ed Afghnanistan, tanto per rimanere ai giorni nostri, che in un colpo solo cancellano l’ipocrisia delle cosiddette «missioni di pace», in cui torturatori e terroristi (di Stato) vengono fatti passare per eroi ed avvolti, purtroppo per loro e per noi, nelle bandiere nazionali.
 
scritto di nexus7 (ore 19:21) | Permalink | commenti (6) | commenti (6)(POP-UP!)
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venerdì, 18 aprile 2008
"Un mappamondo che non riporti l'isola di Utopia
non merita nemmeno uno sguardo
poiché tralascia una regione a cui l'Umanità tende sempre.
E quando vi approda guarda fuori e,
scorta una regione migliore, vi fa vela.
Il progresso è la realizzazione delle utopie".
(O. WILDE)
 
tibetLe dichiarazioni e le difese del governo cinese riguardo al Tibet mi stanno facendo riflettere, non per il loro contenuto di verità o falsità già più volte discusso in questo blog, quanto poiché mi pongono allo specchio le nostre, le mie fragilità e relative sensazioni di impotenza e pessimismo che a volte mi colgono quando tento di abbracciare problemi e questioni che trascendono la mia individualità. Indipendentemente dall’accusa ormai stantia alla «cricca del Dalai Lama», ciò che mi sconvolge è questa dichiarazione di Hu Jintao di qualche giorno fa: «il Tibet è un problema interno» [1].
 
Interno. Questa parola risuona nella mia mente. Interno. E penso allo spostamento di voti verso la Lega Nord, dettato dal bisogno di sicurezza. Interno. E mi guardo allo specchio. Vorrei veleggiare verso il porto dell’utopia e poi ancora con le vele sempre spiegate, eppure quel monito cinese richiama in me, in noi, un pensiero anche nostro, un’idea che ci hanno insegnato ovvero la razionalizzazione delle nostre divisioni e separazioni in regioni, stati, province, corpi, menti, recinti. Sono dappertutto. I limiti. Ed il governo cinese ha utilizzato un pensiero piuttosto elementare: «il Tibet è nostro e ce lo gestiamo noi, non vi riguarda in alcun modo».
scritto di nexus7 (ore 02:30) | Permalink | commenti | commenti (POP-UP!)
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venerdì, 11 aprile 2008
... e mi turo il naso nel pronunciare questa parola, visto l’imminente momento, per non sentirne ancor più il lezzo d’ipocrisia.
 
Non parlerò delle affermazioni mafiose fatte, delle improbabili e roboanti promesse, dell'obbrobrio del "porcellum" e del triste "voto disgiunto", di assurde dichiarazioni e di quanto intere aree sociali siano state escluse dalla rappresentanza della «politica che conta», ne sono pieni i giornali e soprattutto i blogs (un esempio); ma una, una dichiarazione pubblica lasciatemela riportare, che volutamente spoglio dai riferimenti politici diretti:
 
«Questa (parte politica) ha trasformato l’attività di singole minoranze organizzate in una espressione accettabile di democrazia. Noi ci impegniamo nei confronti degli italiani ad usare la forza e l’autorità dello Stato dovunque una qualunque minoranza voglia opporsi alle decisioni che lo Stato ha democraticamente assunto».
 
E’ una delle più chiare, esplicative e nette esposizioni politiche che mi sia mai capitato di leggere di questi tempi sull’argomento dissenso, partecipazione, diritti, forze dell’ordine, giustizia. E sappiamo che su questo importante campo le promesse vengono sempre mantenute, violando i diritti umani anche a "casa nostra", a dimostrazione che non esistono luoghi esenti da queste forme di violenza, ma solo differenti modalità di "presentazione", alla gente, dello stesso identico potere.
 
Lascio a voi la fantasia d'immaginare chi abbia potuto proferire quelle parole. Potrebbero essere di chiunque, in queste ore, stia cercando di racimolare i tantissimi voti degli indecisi per “vincere” queste elezioni.
 
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Piuttosto un importante aggiornamento su Unione Europea e Tibet.
 
Le ultime analisi e notizie sul Tibet
 
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Vi dedico “Bandiera Bianca
di Franco Battiato
per sorridere ed abbracciare,
nonostante la non voglia di scherzare
 
Mister Tamburino non ho voglia di scherzare
rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare
siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro.
Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare
quei programmi demenziali con tribune elettorali
e avete voglia di mettervi profumi e deodoranti
siete come sabbie mobili tirate giù uh uh uh!
C'è chi si mette degli occhiali da sole
per avere più carisma e sintomatico mistero
uh com'è difficile restare padre quando i figli crescono e le mamme imbiancano.
Quante squallide figure che attraversano il paese
com'è misera la vita negli abusi di potere.

Sul ponte sventola bandiera bianca
sul ponte sventola bandiera bianca
sul ponte sventola bandiera bianca
sul ponte sventola bandiera bianca.

A Beethoven e Sinatra preferisco l'insalata
a Vivaldi l'uva passa che mi dà più calorie
uh! com'è difficile restare calmi e indifferenti
mentre tutti intorno fanno rumore
in quest'epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell'orrore.
Ho sentito degli spari in una via del centro
quante stupide galline che si azzuffano per niente
minima immoralia
minima immoralia
e sommersi soprattutto da immondizie musicali.

Sul ponte sventola bandiera bianca...

Minima immoralia
The end, my only friend this is the end

Sul ponte sventola bandiera bianca...
 
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Buon weekend a tutti...
 
Antonio
scritto di nexus7 (ore 18:50) | Permalink | commenti (3) | commenti (3)(POP-UP!)
categoria:politica
mercoledì, 09 aprile 2008
Fairytaledream mi scrive nei commenti:
"Se devo essere sincera, ho apprezzato il sabotaggio delle Olimpiadi. Porca miseria, il resto del mondo ha tutto l'anno, tutti gli anni, per occuparsi del Tibet, eppure da tanto tempo tutti se ne infischiano. Il problema non e' nuovo, se ora c'è questa mobilitazione per le Olimpiadi mi viene da pensare che ci sia sotto qualche interesse.
Non mi piace che sfruttino la buona fede delle migliaia di persone che vogliono pace e libertà in Tibet.
Posso solo sperare che alla fine qualcosa si muova davvero, e che non sia la solita azione di facciata."
 
°°°
 
“Qualche interesse”? Sono numerosi, di ordine economico, politico, militare, incredibilmente intrecciati tra di loro ed in mezzo ci siamo pure noi, con i nostri governi, con il nostro tenore di vita e con le nostre colpevoli e miopi ipocrisie. Ho scritto un articolo sul mito del Tibet qualche giorno fa, sperando in modo equilibrato di presentare la situazione in cui grava il Tibet, da una parte strumentalizzato dalla politica imperialista degli USA e dall’altro dalla propaganda del regime cinese.
 
I media occidentali muovono le coscienze e mi sto interrogando da un po’ sul fatto che molte delle persone alle manifestazioni fossero e sono in realtà anch’esse strumenti indottrinati dalla propaganda del mito tibetano il quale, ricordiamolo, non giova proprio ai tibetani stessi ed alla loro causa. Insomma c’è un popolo violentato che non si riconosce sotto il governo cinese, che si sente ed è effettivamente minacciato nella sua vita e peraltro la cui cultura è stata già uccisa e ridotta a mero gingillo turistico con l’invasione demografica cinese, ora favorita dalla nuova ferrovia cinese che arriva sino a Lhasa. Vorrebbe almeno una reale autonomia, pur continuando a rimanere cinese, vorrebbe poter esprimere liberamente la propria spiritualità, la propria dignità, la propria cultura che penso potrebbe essere “utile” ed importante anche a tutte le altre, per contribuire a comprendere cosa siamo, dove stiamo andando, quali sono i problemi nelle nostre vite e società.
 
Ed invece da un lato molti critici, presi dal mito del comunismo cinese, che ormai di comunista ha ben poco, vedono nella Cina il liberatore del Tibet feudale e dall’altro molti attivisti sono preda del mito hollywoodiano del Tibet romantico e pacifico, governato nei millenni in modo illuminato. Ho scritto un po’ riguardo ciò nei post precedenti, ma è il caso di ribadire, secondo me, che entrambi queste ideologie sono lontane dal Tibet, dalla vita dei tibetani stessi e dalla possibilità che la loro causa di libertà possa venire efficacemente sostenuta anche dall’occidente. Non è efficace, ma controproducente e pericoloso armare la propaganda ed il nazionalismo della "moderna" dittatura cinese. E lo si sta facendo poiché non si manifesta per i diritti umani, urlando anche altri luoghi dove questi vengono quotidianamente violati, ma il sapore delle proteste sa di anti-Cina, di demonizzazione di un intero popolo. Manifestazioni per premere sui nostri inetti governi, contatti con le organizzazioni per i diritti umani in Cina e dialogo, ampio, costante, non ipocrita, questo andrebbe svolto, tenendo in considerazione il fatto che molti cinesi non sanno ciò che sta accadendo realmente in Tibet e sono stati indottrinati a pensare che da sempre costituisca una provincia cinese, con un chiaro stravolgimento della storia passata e presente.
 
Con caratteri storici certo differenti, alcuni tratti di questa situazione possono paragonarsi a ciò che da troppi decenni sta avvenendo in Palestina, in cui i bambini palestinesi -sulla propria terra- gravano in condizioni credo ben peggiori di quelli tibetani ed in cui lo stato di Israele viola pesantemente i diritti umani e con periodicità mente sulle proprie azioni di guerra di fronte alla “comunità internazionale”.
 
La Cina fa paura, enorme, ed il Tibet è solo uno degli esperimenti e strumenti per esercitare azioni sull’«impero di mezzo»:...
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martedì, 08 aprile 2008
 In evidenza: Scritti di questo blog sul Tibet: cronaca, commenti, analisi, iniziative
 
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#1
Strali di vento
lontani eppure
così dentro
colano dai miei
pensieri
impotenti creano braccia
per giungere laddove
l’arma sta vibrando la sua
morte
sangue
sulle mie mani
schizzi di coscienza
violentata sui muri
spaurano anche il sole
che si nasconde mesto
nel tramonto
 
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categoria:poesie, tibet
martedì, 08 aprile 2008
bandiere tibetane sul Golden Gate a San FranciscoUn silenzio assordante. Quello dei nostri governi. Quello dei nostri comitati sportivi, a parte qualche borbottio, ancor più penoso. Un silenzio vile. Colpevole. Che non può trovare giustificazioni nel cosiddetto «realismo politico». Un silenzio intriso di sangue. La società civile sta manifestando, il viaggio della fiaccola olimpica viene ostacolato (Londra, Parigi e fra poco Stati Uniti), vi sono manifestazioni diffuse in molte città del mondo ed il web discute, sensibilizza, si informa, organizza. La gente, la coscienza si indigna, non può essere altrimenti, ma in modo infame i governi e la politica non raccolgono quest’onda, questo mare, quest’oceano di forte dissenso che potrebbe esondare nell’antico «regno di mezzo», la Cina, e costituire un grande sostegno per gli attivisti cinesi e tibetani per i diritti umani che rischiano a volte la loro stessa vita contro il governo di Pechino.
 
L’occidente tanto potrebbe fare, ma quest’oceano, di cui ognuno di noi è goccia, viene disseccato dai nostri stessi governi, dalla nostra stessa politica impotente di fronte al gigante cinese, alla sua politica, alla sua economia, alla sua influenza enormemente temuta. Ed ancora impotente di fronte alle tante altre catastrofi di cui l’uomo è unico artefice e di cui solo l’uomo può essere cura, pensiamo alle assurde e tremende guerre in Africa, alle gravissime situazioni in Palestina, Birmania, Iraq, Colombia; solo in Congo si contano, negli ultimi dieci anni, più di 3 milioni di vittime collegabili alla guerra ed altrettanti profughi, guerra ricordo armata principalmente da USA, Francia, Cina, Corea del Nord ed altri paesi dell’ex blocco comunista.
 da imagesofme.splinder.com
Bisogna conoscere nel dettaglio anche tutti questi eventi, per comprendere l’ipocrisia e la paralisi del nostro governo, dei «partner» europei e mondiali. Occorre guardare negli occhi la fitta trama di intrecci politico-militari-economici-finanziari che guidano l’attuale situazione, per esempio in Tibet. Come altro «piccolo» esempio, sarà solo il caso di ricordare che ingenti capitali cinesi hanno consentito di salvare dalla bancarotta banche occidentali, banche statunitensi e la Cina sta investendo parte del suo patrimonio soprattutto negli USA, senza dirigerlo invece verso la politica sociale interna, a favore della sua stessa popolazione, in previdenza sociale, istruzione, sanità, etc. Ecco spiegate le caute azioni di Bush ed ecco inquadrato in una prospettiva più ampia il silenzio assordante dei nostri governi, essendo diventata la Cina primo partner commerciale dell’Europa.
 
Tali incredibili e complessi intrecci non valgono assolutamente da «giustificazione» del silenzio, ma solo come «comprensione» delle (in)azioni della nostra politica... ed una domanda fa logicamente capolino: gli americani sarebbero disposti ad un cambiamento del loro stile di vita, sarebbero disposti a «consumare» non più di quello che possono economicamente permettersi e che il mondo, come società globale e come pianeta, può reggere?
 
... e noi?
 
In effetti è anche a causa di queste domande poco poste, e né tantomeno risolte, che la lotta per i diritti umani e la libertà nel Tibet sta venendo soffocata, ancora una volta, nel sangue.
 
Ed intanto, a livello della «politica» si sta discutendo se boicottare o meno la cerimonia iniziale delle Olimpiadi... questa la triste misura di ciò che miseramente «possono» i nostri governi.
 
°°°
Vi invito a leggere questi articoli.
 
Lettera del presidente cinese Hu Jintao a personalità del mondo occidentale, tra cui il nostro Beppe Grillo (26/03)
 
Un bell’articolo di Federico Rampini, inviato a Pechino di La Repubblica (7/04), che ci illustra la difficile situazione dei giornalisti occidentali in Cina
 
Nuovo discorso del Dalai Lama, da Dharamsala in India, sede del governo tibetano in esilio (7/04)
 
Significativo articolo di Asianews.it, intervista ad un dissidente cinese che parla di Tibet ed Olimpiadi (7/04)
 
°°°
Qualche foto del massacro in Tibet
 
Manifestazioni in Italia e nel mondo
 
 
Antonio
 
p.s. L'immagine della bandiera cinese insanguinata è di proprietà dell'autore del seguente blog: http://imagesofme.splinder.com
scritto di nexus7 (ore 05:19) | Permalink | commenti (10) | commenti (10)(POP-UP!)
categoria:politica, tibet

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