sabato, 31 gennaio 2009

La mia personale opinione è che alla tragedia di una vita spezzata eppure non definitivamente terminata, l'ostinazione del padre (che ha scritto pure un libro sulla vicenda) e la ricerca del forzato consenso da parte della legge, con il balletto che osserviamo da mesi, stia aggiungendo tragedia alla tragedia, dolore al dolore. Se è veramente sicuro in tutta onestà e coscienza che la figlia abbia espresso il parere che ha espresso, ovvero quello di non voler mai vivere in nessun caso come un vegetale, perché non ha terminato la vita della figlia, come senza pubblicità fanno alcuni, assumendosi poi tutte le responsabilità del gesto? Così facendo, invece, ha anteposto la legge alla volontà della figlia che è stata costretta per più di un decennio a vivere in condizioni non scelte, poiché a quanto pare esplicitamente negate da lei stessa.

Il padre ha risposto a Fazio qualche settimana fa: "credo che la libertà sia libertà all'interno delle leggi, dell'essere cittadini", accompagnato dai relativi applausi. Questa che chiamerei con Chomsky “religione di Stato” è una profonda aberrazione dell'esser uomini, poiché la morale, la nostra coscienza dovrebbe essere superiore ed al di là di qualsiasi legislazione umana. Non possiamo considerare il nostro agire etico derivante ed avente fondamento nelle leggi della società, altrimenti ci percepiremmo come marionette in mano a società e leggi. La libertà è l'autonomia, l'emancipazione dall'essere cittadini pur essendo cittadini ed è responsabilità in quanto la legge morale, come affermava Kant, scaturisce da noi e nient'altro che da noi stessi.

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martedì, 27 gennaio 2009

Qual è il fine dell'uomo? La ricerca della felicità? La ricerca di se stessi? La ricerca dell'assoluto? Della libertà? Aiutare il prossimo? Migliorare il mondo? La prosecuzione della specie? L'accumulo di conoscenza, di denaro, di potere? Vivere una vita il più possibile tranquilla e dignitosa in attesa della fine? Oppure allontanarla con ogni mezzo?

C'è qualcosa da ottenere? C'è un percorso giusto, migliore di altri? Più veloce, tortuoso, semplice? Un percorso umano ed un altro alieno all'uomo? D'altronde cosa è l'uomo, cosa cerca, cosa vuole? C'è un uomo o miliardi, tutti differenti, esclusivi, unici? E quali idee stiamo portando avanti di generazione in generazione, attraverso questo progresso compulsivo? Ho smarrito ormai il senso della tecnica per il gusto della tecnica. Erano felici i pellerossa nelle loro società statiche? Avevano meno oppure più di noi? Quale idea portavano avanti loro? Non è mai esistita una felice età dell'oro, è solo un mito creato nelle commedie greche. Siamo come tabule rase quando nasciamo, così che possiamo adattarci ad ogni ambiente in cui cresceremo? Sì, erano uomini anche i sumeri ed i greci, anche se non avevano i computers. Ignoti nulla cupido, non si desidera ciò che non si conosce, mi disse qualcuno cent'anni fa.

Quello che stiamo costruendo ci rende felici? Ed ha senso porre questa domanda al plurale, come se tutti gli uomini fossero uno? O la sociologia e la psicologia non sono che modi per consentire al potere di controllare meglio l'uomo? C'è un solo modo per essere veramente felici, oppure tanti quanti sono gli uomini? Forse tanti, sicuramente più d'uno e tutti coloro che hanno preteso di incastrare l'uomo nelle proprie categorie hanno prodotto solo violenza e dolore. Il marxismo aveva una certa idea di uomo, il liberalismo ne ha un'altra, il cattolicesimo, il buddismo, il fascismo un'altra ancora, la sinistra, la destra, il capitalismo e così l'anarchismo. E l'uomo si adatta o si adatterà alle ideologie che ci sono o verranno? Oppure non avverrà che la costrizione in una certa categoria produrrà sempre insofferenza? Come se ogni cornice in cui ritrarlo fosse sempre troppo piccola e sicuramente parziale. Ma ce n'è una che lo cattura meglio, che ne comprende l'essenza? Ed, ancora una volta, esiste un qualcosa nominabile come essenza dell'uomo?

E non provoca insofferenza rinchiudere l'uomo stesso nella categoria chiamata "uomo"?

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martedì, 27 gennaio 2009
Ho un piccolo, ma costante flusso di visitatori che provengono da Google cercando qualcosa sui diritti umani; addirittura, in alcuni casi, questo blog è indicizzato per quanto riguarda l'argomento al primo posto. Non è che abbia scritto un granché su questo argomento, solo due post dedicati direttamente, tra l'altro con una retorica che non mi garba più, oltre qualche altro collegato al Tibet e Palestina. Eppure qualcuno viene, legge qualcosa e porta via, prende qualche pensiero che io a mia volta ho partorito o preso da qualcun'altro. I prodotti delle nostre menti acquisiscono vite proprie altrove e lontano da noi. Non possiamo dirci limitati in un certo luogo, in un certo corpo, perciò non ha alcun senso la proprietà intellettuale di un'idea, poiché il diritto d'autore sarebbe in realtà diritto di molteplici, innumerevoli autori distribuiti nello spazio e nel tempo.
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mercoledì, 07 gennaio 2009

strage Palestinada: http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/bambini-gaza/5.html

Non abituarti a queste immagini
non renderti assuefatto a questa realtà


(il sussurro che ci proviene da quel volto
e l'unico motivo, semmai ve ne sia uno, perchè quegli occhi se ne stiano mescolati tra i sassi)

CSI - Cupe Vampe (dall'album "Linea Gotica" - 1996)

Di colpo si fa notte
s'incunea crudo il freddo
la città trema
livida trema

Brucia la biblioteca, i libri scritti e ricopiati a mano
che gli Ebrei Sefarditi portano a Sarajevo in fuga dalla Spagna
s'alzano i roghi al cielo
s'alzano i roghi in cupe vampe

Brucia la biblioteca degli Slavi del sud, europei dei Balcani
bruciano i libri
possibili percorsi, le mappe, le memorie, l'aiuto degli altri
s'alzano gli occhi al cielo, s'alzano i roghi in cupe vampe
s'alzano i roghi al cielo, s'alzano i roghi in cupe vampe

Di colpo si fa notte
s'incunea crudo il freddo
la città trema
come creatura

Cupe vampe livide stanze
occhio cecchino etnico assassino
alto il sole: sete e sudore
piena la luna: nessuna fortuna
ci fotte la guerra che armi non ha
ci fotte la pace che ammazza qua e là
ci fottono i preti i pope i mullah
l'ONU, la NATO, la civiltà
bella la vita dentro un catino
bersaglio mobile d'ogni cecchino
bella la vita a Sarajevo città
questa è la favola della viltà

scritto di nexus7 (ore 18:47) | Permalink | commenti (13) | commenti (13)(POP-UP!)
categoria:politica, società
domenica, 04 gennaio 2009

Dove sono ora le bandiere e le mobilitazioni per la pace come ci furono a suo tempo, giustamente, per il Tibet?

Riporto un articolo sullo stato dei diritti umani in Palestina (di tre anni fa), da parte di un ispettore ONU, da leggersi indipendentemente da come si consideri Hamas. Non è forse proprio la situazione decennale di miseria, violenza e disparità sociale la prima causa di fanatismo e terrorismo visto che è essa stessa reiterato terrorismo di Stato? Poiché è in occasioni come queste che ci si rende conto di quanto gli apparati statali siano organismi sostanzialmente nefasti, che non incarnano l'organizzazione migliore, come si vorrebbe far credere, ma i più bassi istinti umani.


RAPPORTO ONU: GAZA OCCUPATA COME IL SUDAFRICA DURANTE L'APARTHEID
di Rory McCarthy
[The Guardian, 23 febbraio 2007]

Uno degli ispettori ONU per il rispetto dei diritti umani ha paragonato l’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele alla situazione di apartheid che fu realizzata in Sudafrica. L’ispettore ONU sostiene che “dovrebbe essere presa in seria considerazione” la possibilità di condurre davanti alla Corte internazionale di giustizia l’occupazione da parte israeliana.

dugard.jpgIl rapporto a firma John Dugard [nella foto], sudafricano, docente in legge , ispettore speciale sui diritti umani nei Territori palestinesi per conto delle Nazioni Unite, rappresenta una delle critiche più potenti in 40 anni di occupazione da parte di Israele.
Il professor Dugard sostiene che nonostante Israele e il Sudafrica dell’apartheid rappresentino due regimi diversi, “le leggi e le pratiche nei Territori palestinesi occupati senza ombra di dubbio ricordano aspetti dell’apartheid” […].
Gaza è rimasta occupata a dispetto del ritiro dei coloni nel 2005. “Di fatto – recita il rapporto di John Dugard – a seguito del ritiro israeliano, Gaza è divenuta una zona bloccata, imprigionata e occupata”.
Il professor Dugard ha precisato che il suo mandato consisteva unicamente nel riportare la situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati. Ha sostenuto nel suo rapporto la violazione delle leggi internazionali da parte palestinese, con il lancio di missili da Gaza contro Israele. “Tali azioni non possono essere condonate e costituiscono chiaramente un crimine di guerra” ha dichiarato. “E nondimeno la risposta da parte di Israele è risultata clamorosamente sproporzionata e indiscriminata, e va esaminata in quanto si tratta di crimini di guerra multipli”.
leggi tutto l'articolo su Carmilla...


--->>> Un commento importante su PeaceReporter (ne consiglio fortemente la lettura)

--->>> Le ultime dalla Palestina (in aggiornamento!)

--->>>    Appello di Amnesty International

--->>>   Azione di Amnesty International USA (Si chiede a Condoleeza Rice il cessate il fuoco e l'intervento umanitario in Palestina; possiamo firmare anche noi, compilando il form e selezionando per "State" "not in USA".)

scritto di nexus7 (ore 13:57) | Permalink | commenti (7) | commenti (7)(POP-UP!)
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lunedì, 15 dicembre 2008
scritto di nexus7 (ore 02:11) | Permalink | commenti (3) | commenti (3)(POP-UP!)
categoria:musica
giovedì, 11 dicembre 2008

CERN_LHC_Tunnel1Ho letto tempo fa che un ministro del governo inglese ha proposto che in questi tempi di <crisi> (parola molto di moda in questi tempi di crisi...) ci si dovrebbe dedicare -interamente- a ricerche per risolvere crisi energetiche ed affini, ricerca applicata, dunque, piuttosto che dedicarsi alla ricerca del “bosone di Higgs”, la pittoresca “particella di Dio” molto importante in certe teorie in Fisica che sta richiedendo fior fior di quattrini ai contribuenti, noi.


Ho letto la risposta di un famoso astrofisico, sempre britannico, ma non è stato incisivo, non ha detto in parole semplici ciò che va detto: ovvero che l'accantonamento della ricerca di base, quella detta “fondamentale”, vuol semplicemente dire morte della scienza ed a medio e lungo termine morte anche della stessa ricerca applicata, la cui linfa è appunto quella di base. E la spinta di quella di base qual è? L'essere stesso dell'uomo, le sue domande, i suoi dubbi, la sua <potenza>, la sua curiosità.

Se qualche secolo fa, per ipotesi, fosse stato emesso un editto, magari papale, contro la ricerca scientifica circa il funzionamento delle stelle oggi non conosceremmo le forze nucleari con annessi e connessi, tra cui ad esempio la medicina nucleare e chissà domani quali archibugi per produrre energia. Tutto è connesso, appunto e al giorno d'oggi non si conosce certo ciò che si scoprirà domani ovvero quali domande d'oggi, magari considerate -inutili-, potrebbero rivoluzionare il domani. Vaglielo a spiegare.

scritto di nexus7 (ore 23:58) | Permalink | commenti (3) | commenti (3)(POP-UP!)
categoria:scienza, società, commenti inattuali
mercoledì, 07 maggio 2008

Ho appena scritto in un commento che ho fiducia nell'uomo.

Sì, lo ribadisco, anche dopo aver letto le solite cronache odierne ed aver visto le foto inedite del bombardamento di Hiroshima, rivelate 63 anni dopo, scattate da un anonimo fotografo che di lì a poco sarebbe morto per le radiazioni.

L'articolo su Repubblica.it e le foto

Quelle "fascine di corpi", come li descrive il giornalista Vittorio Zucconi, accatastate come fossero cose orrende e banali, gettate in un paesaggio spettrale, ci rammentano in che modo abnorme la nostra follia possa giungere a realizzarsi e proprio tale consapevolezza, visto è presente, è e sarà il motore per un progresso interiore, visto che sinora è stato quasi solamente tecnologico ed esteriore.

Non so cosa sia passato per la mente di quell'anonimo fotografo, ma le sue foto risvegliano ancora una volta nella nostra coscienza l'oscuro dolore, eppure la fiducia dell'esser uomini.

Facciamo pace con la nostra parte oscura, non ripudiamola o facciamo finta che non vi sia; abbracciamo quel piccolo bambino in noi che abbiamo lasciato indietro ed asciughiamo le sue, le nostre lacrime. Stringiamolo forte come fossimo i suoi genitori. Lo siamo, in realtà.

A quel punto, forse, ci accorgeremo veramente quanto infantile e stupida è stata tutta la nostra storia e, da giovani adolescenti, realizzeremo nel presente ciò che abbiamo sempre immaginato.

Antonio

scritto di nexus7 (ore 12:40) | Permalink | commenti (7) | commenti (7)(POP-UP!)
categoria:prendendoci per mano
giovedì, 24 aprile 2008
Come fari luminosi
scorgo queste parole nell’abisso
abbraccio d’uomini ad altri uomini
d’esseri ad altri esseri
che scoperchiano il vaso del dolore
e rendono il respiro e l’anima
colmi di sorriso e forza
 
Che sia così anche per voi.
 
 
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“La grandezza di un uomo è misurabile dalla sua capacità di mantenersi sano anche quando tutt'attorno è esempio di follia, di agire equamente anche quando l'ingiustizia soverchia.
La grandezza è nella capacità di dimorare al centro del mondo in cui si crede anche se tutto attorno sembra sgretolare la terra del nostro cuore.
La grandezza di un uomo non è misurata dal consenso generale, ma da quel filo sottile che percorre e disegna nel tempo l'anima nobile, donando al genere umano occhi profondi per vedere laddove la piccola mente ancora non sa penetrare.

Non sentiamoci dunque vani al cospetto di un mondo affogato nella confusione dell'incoscienza, ma eredi e portatori di un seme immortale che coltiva ciò che solo ai capaci è dato ora da consolidare.
Come i genitori responsabili non si abbandonano all'inquietudine dei loro piccoli ancora impreparati, così l'anima consapevole non si consegna al turbamento del mondo apparente, ma tiene salda la propria vista centrata alla pura luce dell'essere.”

Gyta
 
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“Se”
di Rudyard Kipling
(traduzione mia, ispirata dal film “Apocalypse Now”)
 
 
Se mantieni il senno quando tutti intorno a te lo perdono
e di ciò ti accusano;
se confidi in te quando tutti diffidano di te
pur tenendo conto dei loro dubbi;
se riesci ad attendere senza sfiduciarti
od essere avvolto da menzogne senza scivolare in esse
od essere odiato senza odiare
e tutto ciò senza sembrare troppo saggio;
se sogni – senza ridurti a schiavo dei tuoi sogni
se pensi – senza rendere fine i tuoi pensieri
se riesci ad incontrare Trionfo e Sconfitta
trattandoli alla stregua di due eguali impostori;
se tolleri d’udire la tua verità stravolta da farabutti
che ne fanno trappola per ingenui
o di vedere le cose per cui hai dato la vita, distrutte
e fermarti ancora ed ancora una volta
a costruirle con logori strumenti;
se riesci a raccogliere tutte le tue vittorie
ed a rischiarle con un azzardo,
e dopo averle perse ricominciare dall’inizio
senza mai sussurrare un lamento;
se riesci a forzare il tuo cuore e i nervi e i muscoli
verso il tuo scopo ben oltre i loro limiti
e così ancora ed ancora quando più nulla in te,
tranne la Volontà, dice loro: “tenete duro!”;
se parli alle folle conservando il tuo valore
o cammini con i Re senza perdere la semplicità;
se né i nemici né gli amici più cari ti feriscono
e tutti possono contare su di te in egual modo;
se riesci a riempire l’inesorabile minuto
di sessanta inestimabili secondi,
tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa
e, cosa più importante, tu sarai un Uomo, figlio mio!
scritto di nexus7 (ore 23:21) | Permalink | commenti (8) | commenti (8)(POP-UP!)
categoria:poesie, libertà
giovedì, 24 aprile 2008
Non ho grandi parole, oggi, per esprimere la desolazione nei rapporti umani, il sentimento di assenza che spesso sentiamo, nelle nostre società forzatamente coatte in cui l’altro non c’è, è solo una figura, un nick virtuale od una persona reale altrettanto virtuale. Le nostre esistenze periscono nei confini della mente. Siamo ipocriti e non accorti quando tentiamo di pensare al mondo, alle società ed intanto rimaniamo e non ci rendiamo conto di essere dei piccoli neonati in cerca di una casa, di rapporti, di un po’ di calore, di genitori presenti, come non lo sono stati, come noi avremmo voluto fossero. Ma ormai sono lontani. Quanto è lontana l’Africa, il Tibet, luoghi in cui tentiamo di dimenticare le nostre pene e proiettarle in luoghi molto peggiori di quelli in cui viviamo noi. I meccanismi che agiscono lì, sono ben presenti, anche qui, tra noi. Il fascismo nei rapporti, il potere che prosciuga cibo e sostanze vitali, l’autorità sbandierata come velo per non guardarsi dentro, tante e tante cose che le mie dita non hanno più voglia di scrivere. «Com’è misera la vita, tra gli abusi di potere». I ragazzi vengono bastonati nelle piazze ed ogni volta che voltiamo lo sguardo c’è gente che rischia di venir torturata, anche qui da noi, solo per... essere un uomo. «Se questo è un uomo». E’ la più grave delle colpe. E viene repressa quando si sconfina troppo in là rispetto all’ideologia dominante che ci vuole separati. Assenti.
 
Cos’è il mondo, se non l’usurato gioco di un bambino inerme?
 
Si vorrebbero rivoluzioni, di società, di pensiero, rivoluzione umane, quando ancora le modalità con cui ci si rapporta al prossimo sono quelle di millenni fa, solo un po’ più attraenti, solo un po’ più moderne, solo un po’ più ipocrite.
 
E, sapete, quando il dialogo, che pur si tenta e si è tentato, viene spezzato nelle nostre insulse vicende, capita ci si interroghi su se stessi e sulla realtà intorno che si vorrebbe diversa. Quale dialogo vi può essere più in grande, se in piccolo spesso non è realmente presente?
 
Siamo come impotenti. C’è una spinta in noi, un forte istinto della coscienza, ma non ne esce che un borbottio, strumentalizzato sempre da qualche imbonitore, come Beppe Grillo, domani, per il Vaffa-Day 2 a Torino; imbonitori che agitano la scimitarra e non si rendono neanche conto della pericolosità delle loro azioni. Propongono, dispongono, muovono le folle come fossero colme di burattini, bisognosi di identità, di calore, che non trovano in loro stessi e nei rapporti che hanno costruito. E’ immorale sfruttare l’ansia e la paura delle persone, degli esseri umani. C’è un qualcosa di malsano e pericoloso nel far ciò, se non si tenta di consegnare ad un essere umano se stesso, ma solo la verità preconfezionata di turno, mutevole come le mode, come i caratteri, come i capricci dei nuovi futuri dittatori.
 
“State facendo ciò che potete. Non abbattetevi, non sfiduciatevi.”
 
Questo mi dice una voce dentro me, qualcuno che mi parla dal passato o dal futuro, non so.
 
 
Antonio
scritto di nexus7 (ore 12:58) | Permalink | commenti (3) | commenti (3)(POP-UP!)
categoria:politica, anarchia, libertà, società

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