contro ogni forma di spazzatura

La cosiddetta democrazia è la coerente realizzazione storica della “dittatura del proletariato”, profetizzata da Marx quale modalità di passaggio verso il socialismo reale. Bakunin, pensatore e rivoluzionario anarchico, aveva proprio ragione nel criticarla aspramente («La libertà senza socialismo è privilegio ed ingiustizia, ma il socialismo senza libertà è schiavitù e brutalità»); molto semplicemente la "libertà senza socialismo" è il capitalismo e la globalizzazione, così come sta venendo svolta ed il "socialismo senza libertà" era la cosiddetta dittatura del proletariato, la più grossa fandonia che Marx abbia mai teorizzato, dittatura era, così come si è dimostrata nella storia (vedi Stalin, Mao, i dittatori coreano ed indocinesi) e di dittatura si parla, qui ed ora, anche nelle nostre società. Si è evoluta, usa altri mezzi, veste paradossalmente i panni del capitalismo, fabbrica il consenso in modi più subdoli ed attraenti, con maggiore appeal agisce indisturbatamente: recente un articolo del New York Times dove viene evidenziato che agli americani ed anche a noi altri sono state raccontate fandonie sulla guerra in Iraq, tentando di convincerci della bontà della guerra, da parte di persone, “analisti” delle tv USA, implicate nelle industrie di guerra che volevano giustamente reclamizzare i loro prodotti, ovvero le armi.
Così si fabbrica il consenso nelle nostre moderne dittature, non con un’anacronistica polizia segreta, ma con i mezzi di informazione, i nuovi e lindi ministri della propaganda, tanto cari ed importanti per i totalitarismi. Leggiamo Hannah Arendt, Noam Chomsky, Norberto Bobbio, per citare gente importante ed apprezzata e non continuiamo a chiosare inutilmente su quanto cattivone ed antidemocratico sia Berlusconi. Quelli di sinistra, già peraltro sempiternamente mugugnanti con i loro referenti politici, in questi giorni sembrano le persone più depresse dell’universo. Berlusconi non è un cattivone, sappiatelo, è solo espressione e parto di questo sistema, essendo probabilmente una delle menti più intelligenti di questi ultimi anni, seppur stia perdendo qualche colpo anche lui. Populismo, berlusconismo, tanti termini si sono inventati per spiegare e direi demonizzare la sua figura, ma sono tutti palliativi, sono solo masturbazioni di una sinistra che dell’onanismo impotente ha fatto la sua bandiera. Non accorgendosi che l’”unto dal Signore”, come si è definito Berlusconi, ha interpretato molto bene il sistema dittatura e l’ha piegato nient’altro che per i suoi interessi e questo è una colpa? Molti elettori ipnotizzati pensano evidentemente di no e l’altra parte, ipnotizzata anch’essa, non riesce a capacitarsi di queste elezioni e rantola le solite sterili nenie contro gli italiani che non-comprendono-nulla.
E qui non c’entra niente, lo voglio ribadire, la destra e la sinistra, anzi la destra è quella che in realtà ha raccolto meglio l’idea di Marx e l’ha innervata tra le sue ideologie, più di ogni altro schieramento politico. La vecchia dittatura del proletariato è la dittatura della maggioranza, in cui la minoranza, di pensiero e di modalità di vita, non è solo mero oggetto folkloristico, ma ostacolo da combattere e da ridurre al silenzio per perpetuare ancora e sempre l’unica vera religione ammessa: l’assenza dell’uomo, la lontananza da se stesso e dagli altri nei nostri Stati e governi burocratici che si replicano come virus nelle nostre menti, inoculati sin da piccoli, con la pubblica istruzione ovvero il pubblico indottrinamento ed appiattimento.
Così raccontava Jean Varlet, sopravvissuto al cosiddetto “Terrore”, opponendosi al nuovo stato francese, nel periodo successivo alla Rivoluzione Francese: «Il dispotismo si è trasferito dal palazzo dei re al circolo di un comitato. Non è il manto regale, né lo scettro o la corona, a rendere odiosi i re, bensì l’ambizione e la tirannia. Nel mio paese c’è stato solo un cambio di abito.»
La storia, è vero, non insegna proprio nulla. Prepariamoci a riviverla, dunque, ma forse data la stasi delle nostre società toccherà ai nostri figli e nipoti, la nostra sarà una fine lenta ed indolore, sedati come siamo, imbottiti di tranquillanti mediatici e farmacologici. Ma non credo che i nostri nipoti possano accettare questo stato di cose (anche perché il loro mondo probabilmente sarà peggiore del nostro), così come per noi appare inaccettabile ed impensabile lo stato di cose in cui vivevano i nostri nonni. Ma è cambiato solo l’abito. I nostri nipoti, meno intorpiditi di noi o destati bruscamente da situazioni conflittuali contingenti, se ne accorgeranno e spero scorgeranno qualche faro da cui apprendere qualcosa. Uno strumento per poter dirimere la loro ansia ed i loro problemi, che sono i nostri più interessi, quelli che stiamo ponendo sulle loro spalle.
Questo strumento, insieme ad altri, potrebbe essere l’anarchia che spesso si è dimostrato faro, appunto, concetto e sistema di pensiero bistrattato e gettato nel fango, pesantemente frainteso e dimenticato, poiché come una spina nel fianco sempre presente nel corpo del potere e continuerà ad esserlo, continuerà a rappresentare una delle utopie verso la quale veleggiano gli uomini, fonte di luce, faro nei periodi più bui, di dittature, di violazione dei diritti, di conflitti. Così come la mafia ha da poco compreso che la sotterranea condotta è più opportuna delle feroci azioni (ma la mafia non esiste, attenzione!), il potere, quello che controlla anch’essa e che noi non vediamo, l’ha ben capito da tempo e si è reso dunque più affascinante e più scivoloso alla retorica dell’anarchia.
A te, anima censoria dei miei stivali ed anche a voi censori di ogni dove che leggerete queste parole: siete solo la spazzatura del presente, prodotta dagli uomini del passato.
E se il primo passo per la cura è la consapevolezza della malattia, la vera rivoluzione consisterà nel renderci profondamente conto dei cassonetti in cui viviamo. Un viaggio di mille miglia inizia con un solo passo, diceva Lao Tsu.
Antonio